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Come sapete, Innovando non esiste più. E’ nata Innovando. Sembra un gioco di parole ma è davvero così. Tutti ormai sanno che ci siamo trasferiti in Svizzera, che la nostra scelta è stata anche di vita, non solo di opportunità, che abbiamo deciso di spostarci fisicamente, non solo fiscalmente ma al contempo, invece di ridurci ci siamo ingranditi, abbiamo deciso che da soli non si va da nessuna parte. Il nostro è un team articolato, un mix di competenze ed esperienze difficile da trovare altrove, il tutto sotto il cappello di un brand piuttosto conosciuto in Italia che sicuramente ora avrà maggior visibilità anche a livello internazionale.

Il nostro progetto è un vero progetto di internazionalizzazione che si formalizzerà nei prossimi mesi e che vedrà espandere le nostre esperienze professionali secondo nuove metodologie di lavoro e nuove opportunità anche per i nostri clienti e partners.

Siamo convinti che INSIEME PER COMUNICARE non sia solo un semplice pay off ma una ragione di esistere e di confrontarsi con un mondo in evoluzione continua. Per questo motivo non possiamo essere unipersonali ma abbiamo bisogno di entrare in un vero processo di condivisione delle esperienze con tutti coloro che hanno specificità professionali perfettamente complementari con le nostre.

I terreni dove oggi le imprese giocano la propria visibilità sono diventati complessi e interconnessi. Non è più possibile dividere le tipologie e i campi applicativi della comunicazione, come del resto non lo era nemmeno prima. Il web in special modo, nostro cavallo di battaglia ha sancito la morte definitiva dei vecchi modelli di marketing basati sul concetto del “vendere ciò che si produce al più alto numero di persone possibili” in favore di modelli ancora non del tutto esplorati basati sul concetto del “Produrre ciò che si è capaci di vendere e venderlo solamente a chi è davvero interessato ad acquistare.” Sono approcci enormemente differenti che necessariamente spostano l’asse delle competenze su specificità anche non convenzionali.

Abbiamo deciso di alzare l’asticella non solo della qualità del nostro lavoro ma dell’integrazione dell’offerta. Sì, sto dicendo integrazione. Se gli aspetti della comunicazione sono sempre più poliedrici e complessi, anche le competenze e le capacità di offrire soluzioni e opportunità devono avere esatta rispondenza.

Ecco perchè non siamo soli ma siamo tanti eppure siamo unici e allo stesso tempo siamo professionalmente interconnessi. Per questo motivo devo ringraziare personalmente tutte le persone che compongono il nostro magnifico team di lavoro perchè sono loro che stanno dando un senso nuovo ad un progetto di web-agency nata nel 2000 e oggi completamente rivoluzionato.
Ma non siamo nemmeno soli perché la complementarietà perfetta con TI-PROMOTION SA, nota agenzia di comunicazione svizzera, non è solo una dichiarazione di intenti ma una identità unica di lavoro e di presenza internazionale che ci ha permesso di aprire una nuova porta verso un futuro incredibilmente emozionante. Siamo diventati “svizzeri” grazie a Stefano Bertocchi e Stefano Bertocchi è diventato “italiano” grazie ad Andreas Voigt (che è tedesco). Questo è un vero inizio di contaminazione culturale che può solo farci bene.

Bene. Da oggi inizia un nuovo viaggio e speriamo che sia fantastico. Mettiamoci gli occhialini 3D e partiamo! Tanto lo sappiamo, noi non siamo soli!

Il sisma, anzi, dovremmo in realtà dire i sismi, che hanno colpito la “bassa” Emilia tra Carpi e Ferrara, hanno distrutto un enorme patrimonio culturale e storico che sarà difficile ricomporre nella sua interezza pre-terremoto. Dal 20 maggio ad oggi, la terra continua a tremare senza soluzione di continuità. La natura non si ferma e nessuno può davvero prevedere cosa potrà accadere anche solo nelle prossime ore. Nelle ultime ore sembrava che lo sciame sismico si affievolisse, poi ha cominciato a riprendere e solo già stanotte una scossa di magnitudo 4.3 ha messo in seria crisi le abitazioni che hanno stoicamente resistito alle scosse precedenti.

Il terremoto è un evento naturale distruttivo che lascia profonde tracce nell’animo delle persone che lo subiscono. Non è solo il sapore della morte a rendere la questione così devastante ma è la difficoltà a sapersi ricollocare nel proprio ambiente vitale, la mancanza di certezze, la perdita di valore del proprio focolare domestico, la presa di coscienza che sì, polvere siamo e polvere ritorneremo.

Qualcosa di nuovo però all’orizzonte è apparso. Nei secoli precedenti, la memoria umana, fatta anche di memoria emotiva e non solo cronologica dei fatti, non poteva essere documentata e condivisa con il mondo intero come oggi. In questo, “la rete” è certamente un aspetto dell’evoluzione umana, non solo tecnologica ma sociale e antropomorfica.

Noi non siamo più solo singoli individui che localmente interagiscono con un sistema sociale più o meno organizzato ma siamo interconnessi con individui e altri sistemi di ogni differente cultura. La rete annulla le distanze e facilita le connessioni, lo scambio comunicativo e la conversazione e infine, cosa importante, la comprensione e la condivisione emotiva.

Già, la condivisione emotiva. Non c’è niente di più importante per un essere umano, che quella di poter condividere con altri le esperienze di vita vissuta che lo hanno profondamente segnato. Da Berlino, a Roma, da Parigi a Pechino, da Mosca a Washington, da Tunisi a Città del Capo, da Lima a Sidney, ognuno di noi ha facoltà e una libertà espressiva che non ha mai conosciuto prima. Questa libertà espressiva è ancora informe, a volte ruvida, grezza, meccanica, ma comincia a consolidarsi come  dopo un primo periodo di rodaggio e di disorientamento culturale.

Ma che c’entra il terremoto con internet? Non è affatto paradossale, c’entra eccome. La mia esperienza diretta mi ha portato a capire che il processo evolutivo della rete è ancora più veloce di quanto pensassi. L’evoluzione dei social networks soprattutto quelli che io definisco “communities” perchè sotto l’egida di una governance come Facebook, Twitter e LinkedIn, è dirompente e per certi aspetti addirittura fuori controllo rispetto ai progetti e le aspettative dei loro proprietari. In questo enorme catino culturale che mischia tutto e tutti, tu riesci a condividere le tue emozioni, riesci comunque a dare una identità reale al tuo “io” e a relazionarti con gli altri.

Per chi ha subito il sisma emiliano, internet ma in special modo i social networks, sono stati una manna. Una vera e propria valvola di sfogo per esorcizzare un dolore che accomuna migliaia, anzi, centinaia di migliaia di persone. Non sentirsi soli non è cosa da poco. I moti di solidarietà che sono nati sui social networks e che si sono tramutati in veri atti di coraggio sociale, di donazione e di condivisione del dolore, non si contano più.

Comincio a pensare che le mie previsioni siano giuste. Il social networking si sta appropriando della rete, ne diventa l’identità principale a tal punto che una rete senza social networking è solo un ammasso di e server e di cavi insulso. Internet è la struttura fisica, il corpo che racchiude il cuore pulsante di un’anima. Quale sarà quest’anima nei prossimi anni, lo ignoro, ma mi affascina moltissimo. Non dobbiamo avere paura del futuro nonostante quello che giornali e telegiornali ogni giorno ci fanno vedere. Dopo ogni terremoto, bene o male, l’uomo ha saputo rialzarsi e ricostruire. Il futuro di cui ci parlano i media, quello non serve, dobbiamo sgretolarlo, perché in realtà, volenti o nolenti, non ci appartiene più. Dobbiamo andare oltre.

Internet deve diventare un diritto inalienabile dell’uomo. Esistono aspetti della questione che sono molto complessi in quanto internet in sé e per sé, è una struttura tecnologica, non è un concetto astratto, filosofico, giuridico e sociale. Eppure, è una struttura tecnologica che però penetra e influenza potentemente tutti questi aspetti appunto antropomorfizzandosi e diventando parte integrante del nostro vivere comune. Qui ci giocheremo davvero il nostro futuro, sono pronto a scommetterci.

 

STO RITORNANDO!

Tempo fa, Davide Martignani di Augea mi parlò di un progetto che stava portando avanti con altre imprese riunite in un consorzio chiamato All In Solutions. Il progetto era quello di creare e proporre un software in grado di catalogare e patrimonializzare tutto il valore storico di scene, abiti, locandine ecc… del Teatro dell’Opera di Roma.

Di per sè la cosa potrebbe non avere risvolti interessanti se non fosse per il fatto che l’Ente per una serie di motivazioni economiche che tutti conosciamo (mancanza di fondi) non era e non è in grado di sopportare il peso economico di questo enorme progetto se non in altre forme come ad esempio la cessione di biglietti per posti in platea o nella prima fila dei palchi ecc… La All in Solutions, il consorzio di cui sopra ha accettato di buon grado la proposta non solo come sfida ma come occasione e opportunità per sviluppare forme di business socialmente responsabili, orientate alla diffusione del Made in Italy nel mondo ma anche alla diffusione di tutta una cultura anche musicale che in qualche modo in Italia si sta perdendo per strada. In sostanza, il privato cittadino entra in gioco facendosi carico personalmente di  una serie di impegni socialmente rilevanti che l’amministrazione pubblica o meglio lo Stato non è in grado di fare per tutta una serie di ragioni che conosciamo, ragioni tra le altre cose, che saranno sempre più rilevanti.

E’ indubbio che il privato, opportunamente incentivato, debba prendersi carico di quelle cose che definiscono la qualità “ambientale” in cui il privato cittadino opera, a prescindere dall’intervento di una struttura statale. In poche parole, meno Stato, più Privato ma con responsabilità sociale e impegno.

Il progetto Imprese all’Opera soddisfa i punti di cui sopra perché coinvolge persone, ambiente e comunità. E così io non ho potuto sottrarmi e non solo “mi sono fatto coinvolgere” ma ho insistito affinché venissi coinvolto.

Vi terrò ovviamente informati degli sviluppi e mi perdonerete se per il momento mi soffermerò su quanto ho visto in questi due giorni romani e ai ringraziamenti. Ho visto un mondo che non conoscevo e sono rimasto abbagliato. Non ho mai pensato all’Opera e agli Enti Lirici legati ai teatri come bacini di raccolta e di conservazione di immensi patrimoni culturali che possono valere milioni se non miliardi di Euro nel loro insieme. Non sapevo ad esempio che i costumi utilizzati in scena, oltre che venire “prestati” a costi ridicoli a Teatri in giro per il mondo, avessero bisogno di un vero e proprio atelier organizzato per produrre, conservare, riparare e immagazzinare gli abiti di scena. Un lavoro IMMENSO fatto da persone altamente specializzate di cui a malapena se ne conosce il valore professionale. Ieri ho visto abiti disegnati e prodotti, ripeto, disegnati e prodotti da Guttuso! Abiti serigrafati a mano agli inizi del ’900 oppure ricamati in filigrana d’oro! Abiti ricamati a mano utilizzati per la prima della Tosca del 1900 !!!

Ma non solo di abiti e fatta una scena! Eh no. Gli impianti scenici sono costruiti da veri geni dell’architettura. Per il Teatro dell’Opera di Roma esiste una vera falegnameria che la Tisettanta o il Gruppo Doimo fanno pena! Esiste una scuola italiana di pittura delle scene, ebbene sì, una Scuola Italiana, riconosciuta in tutto il mondo per la sua unicità, che pochissimi conoscono, tranne all’estero! I colori sono tutti naturali, prodotti dalle terre e amalgamati con colle di origine naturale (vegetale e animale) che ha radici profonde nella storia. Si dipinge in piedi con pennelloni lunghissimi su teloni che vengono posati a pavimento e impuntati con chiodi speciali, su schizzi anch’essi prodotti a mano. Il Teatro all’Italiana si chiama così non per caso! Tutto quello che serve per costruire la scena di un teatro è culturalmente di origine italiana!

Quando ieri l’architetto Maurizio Varamo che gestisce l’atelier del Teatro dell’Opera, mi ha fatto vedere tutto questo, mi è cascata la mascella. Già la location è tutta da raccontare: un vecchissimo pastifico oggi un vero esempio di monumento storico di architettura industriale decadente nel suo aspetto ma pieno di fascino dal cui terrazzone si vede in senso longitudinale tutta la maestosità del Circo Massimo. Roba da brividi !!! E tutto questo mentre un personaggio che sembra uscito da una favola come Maurizio Varamo ti racconta e ti guida all’interno dei magazzini mentre parla al telefono con la Werthmueller e tu ti perdi negli abiti di scena di inizio ’900 come se stessi in una favola.

Tutto questo deve uscire allo scoperto, deve essere valorizzato, patrimonializzato, diffuso, viralizzato. Non può rimanere lì chiuso ad ammuffire negli androni di un magazzino. E allora ringrazio Luigi Fraschini di Sofimed, Andrea Di Donato di Logos Technology, Alessandra Lupaccini di Eventi&Immagine e  Davide Martignani di Augea per avermi coinvolto nel loro progetto. Sarà un viaggio complesso, anche difficile ma estremamente coinvolgente.

OSTERIA 2.0 a Vignola

Traiettorie volontarie di cibo e pensiero

Parco della Biblioteca di Vignola via San Francesco, 165 (in caso di pioggia si svolgerà nel teatro dei convento dei Padri Cappuccini)

Sabato 24 Settembre

 Sul distretto di Vignola Vignolaweb, il Centro Servizio per il Volontariato di Modena e LAG (Libera associazione genitori) hanno identificato come modalità innovativa e originale il format di Osteria 2.0 per riflettere, con le persone, sul tema della cittadinanza attiva, in occasione dell’anno Europeo del volontariato, che pone al centro la comunità - creatrice di legami sociali – e il territorio, quali ambiti in cui si accrescono relazioni solidali e partecipative

Dall’incontro con l’organizzazione del Poesia Festival, con l’amministrazione Comunale di Vignola e con CNA si è visto che l’iniziativa poteva essere realizzata e quindi si è proceduto al coinvolgimento delle associazioni locali, che attraverso un percorso di progettazione partecipata hanno ideato “Osteria 2.0, traiettorie volontarie di cibo e pensiero”.

Potrete partecipare a tavoli tematici con sessioni di 30 minuti (iscrizioni alle sessioni e ai menù suwww.osteriaduepuntozero.itmangiando gratuitamente e discutendo con l’oste (esperto del tema proposto).

La Biblioteca rimarrà aperta dalle ore 18:00 alle 22:30

Funzionerà anche uno stand gastronomico a pagamento per chi non vorrà sedersi ai tavoli tematici ma vorrà godere della musica e della lettura di poesie. Per i più piccoli laboratori e letture animate.

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Dalla passione per l’uguaglianza e la dolcezza, i torroni morbidi più noti d’Italia portano momenti di allegria e solidarietà.

Spesso le migliori opere sono quelle che riescono ad unire due contrari al proprio interno: la durezza di un metallo con la flessibilità di un design, la ruvidezza delle parole con la dolcezza di una musica e così via. È la capacità di raggiungere un giusto mezzo passando per due contrari opposti, unendo i lati positivi di entrambi e mitigando le sfaccettature più pungenti e taglienti. Se volessimo fare un esempio nobile di una persona di questo stampo, il celeberrimo Cavalier Condorelli si presterebbe divinamente!

È forse impensabile infatti che un uomo dalla tempra così forte da attraversare emigrazioni, guerre, prigionie potesse resistere e rimanere umile, caloroso, dolce. Eppure è proprio dall’unione di queste due facce, una forte e inscalfibile, e l’altra umana e solidale, che nasce l’esperienza vincente di quest’azienda. Il suo stesso prodotto più noto, il torroncino morbido, nacque in seguito ad una sera in cui, spezzando un torrone duro in pezzi, il Cavalier Condorelli ricevette la parte più grossa. Vedendo come questo non fosse giusto e come tutti dovessero essere uguali, specie davanti a certe golosità, decise di creare ciò che lo rese famoso.

E ancora oggi, anche dopo la sua scomparsa, il suo nome risuona in nome dell’uguaglianza e della solidarietà, grazie alla Fondazione Condorelli, nata per aiutare la crescita dolciaria e sociale di Catania e della Sicilia, senza alcuno scopo di lucro. Perchè, per certi uomini, aiutare è sempre un piacere.

Per vedere gli ultimi spot divertenti o conoscere altre storie interessanti sul cavaliere, visitate il sito!


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