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L’Italia è un Paese strano. E’ per certi versi una delle culle della civiltà occidentale, qui sono nati tra i più grandi artisti, pittori scultori, architetti, musicisti e letterati del mondo. Non si può certo dire che questo Paese sia stato dimenticato dalla storia e dalla cultura mondiale, anzi.

Eppure quello che a volte emerge dalle mail che ricevo (non tutte per carità) è un quadro piuttosto proccupante. Credo sia necessario che la scuola si riappropri del ruolo che ha avuto in passato, che ritorni ad essere davvero un momento di crescita, di educazione e di formazione, per le prossime generazioni, perchè se guardo la mia di quarantenne, viene spesso da piangere.

Pubblico qui un altro po’ di email che ho ricevuto negli ultimi mesi. Sono spassose, divertenti, ma anche agghiaccianti. Buona lettura!


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Che ci sia una sorta di deriva della comunicazione online, un vero e proprio overload di informazioni, molto spesso inutili, insignificanti e peggio ancora di disturbo, sembra un tema piuttosto reale. Nel mio precedente post, davvero molto seguito (ringrazio tutti) ho voluto lanciare una sorta di provocazione, ma la realtà è piuttosto complessa.

Il web, con la sa indefinita regolamentazione ha in qualche modo dato la stura al senso di libertà di ognuno di noi, che si è trovato finalmente a poter essere “manager di sé stesso”, trionfando sui vincoli che regolamentano la nostra vita sociale e le nostre relazioni nel quotidiano. é facile aprire e pubblicare un blog, anche uno come questo, e scrivere agli altri e per gli altri. E’ molto meno facile presentarsi al Corriere della Sera chidendo di essere assunti come giornalisti. E’ facile crearsi un gruppo di fan o di “amici” su Facebook e “sparare” in giro ciò che si vuole e si pensa; meno facile è andare in piazza, salire su una sedia e chiamare a raccolta il pubblico passante per fare un comizio che viene ascoltato da tutti, piuttosto che per passare come il matto del giorno. Stessa identica cosa, vale per Twitter.

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So di essere volutamente provocatorio, considerando anche il mestiere che faccio, ma la questione è piuttosto preoccupante e c’è molto da riflettere.
Leggendo le parole di uno dei maggiori guru del web, Lanier, firma importante della rivista Wired, mi sembra quasi di rivedermi nelle sue riflessioni. Che ci sia una deriva del web 2.0 è un dato di fatto ineluttabile. La democratizzazione della comunicazione e la autoreferenzialità dei contenuti porta purtroppo in modo piuttosto automatico, ad uno svilimento del livello culturale dei contenuti stessi con l’annullamento del senso di critica, l’appiattimento della discussione e dello scambio di opinioni.

Io stesso sono un “membro” attivo su Facebook e spesso mi sono lamentato della qualità del contenuto che “gira” sulla piattaforma, adeguandomi al livello medio senza nemmeno accorgermene. Ma da tempo lamento un appiattimento culturale pericoloso. Troviamo magari riflessioni interessanti e molto profonde di qualche personaggio e poi veniamo inondati di tweets o di piccoli messaggi copiati e incollati, presi ad uso e consumo per massificare una comunicazione che  diventa totalmente priva di significato. Trovo spesso su Facebook la condivisione di contenuti di altri, presi e incollati lì, senza né capo né coda, senza nessun senso critico, nessuna riflessione e peggio ancora, prendendo il contenuto da un contesto, sbattuto in un altro senza nemmeno sapere e capire cosa in realtà si sta facendo.

Guardiamo Wikipedia ad esempio. La grande enciclopedia online dove ognuno può partecipare alla diffusione di contenuto pubblicando o meglio partecipando attivamente alla costruzione del “grande sapere umano”. Io ogni tanto prendo spunto da Wikipedia, ma se devo essere sincero, quello che trovo non è sempre eccezionale, anzi, molte volte trovo il contenuto piuttosto discutibile. E perché non guardiamo anche le testate online? Troviamo cosa? I video più seguiti sono cose che definirle Trash, è il minimo, tra ragazzine con i codini che ballano in minigonna e l’ombelico di fuori oppure, quello che riesce ad emettere il rutto più lungo, per non parlare dell’imbecille che sollevando 150 kg da terra sviene con mezzo infarto. La fiera del trash è lì che ti aspetta, ammiccando e invogliandoti a partecipare al grande gioco delle puttanate online!


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I-Directory la directory di innovando.

Incredibile ma vero. Non pensavo di arrivare a quota 1000 così in fretta. Solamente pochi mesi, nessuna operazione SEO, niente di niente. Eppure sono 1021 in questo momento.

Qualcuno si chiederà: ma a che serve? Ah beh, non lo so nemmeno io. A me di certo non serve. Servirà a chi segnala il sito nella directory per avere un po’ di visibilità in più, ma niente di più di questo. Però evidentemente funziona e ha il suo appeal, forse perchè è totalmente gratuito, forse perchè è libero da ogni messaggio pubblicitario e forse perchè non obbliga nessuno ad inserire un link alla directory nel proprio sito segnalato.

Sta di fatto, che sono 1021 e io sono contento. Grazie a tutti!

Finalmente è nato Nexus One, è ufficiale. In rete ormai tutti lo sanno, ne conoscono le caratteristiche e i prezzi. Si tratta di un “clone” del famoso  iPhone con caratteristiche intrinseche più performanti, tra cui ad esempio la fotocamera da 5 megapixel anziché 3 come quella dell’iPhone appunto.
L’ogggttino non ha un costo abbordabilissimo, si parla di oltre 500 Dollari per la versione “unlocked” e cioè non legata a contratti con un gestore di telefonia. Oppure la versione distribuita dalla T-Mobile a 180 Dollari con un contratto di due anni e un canone mensile di 79,99 dollari.
Il telefono è prodotto dalla tailandese HTC e monta il sistema operativo Android nella sua ultimissima versione. Un prodotto davvero eccellente, sulla carta (e non stento a credere che sarà eccellente anche all’uso pratico) e che si porterà appresso tutta l’esperienza di mamma Google, maturata negli anni. Esperienza che si può notare anche dagli applicativi preinstallati tra cui: supporto di Google Maps Navigator e Google Goggles, il servizio che permette di generare ricerche Web partendo dalle foto scattate con il cellulare.
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