Lo studio della storia del pensiero è un preliminare necessario per raggiungere la libertà di pensiero. Non so, infatti, cosa renda un uomo più conservatore: non sapere nulla del presente oppure nulla del passato.
— John Maynard Keynes

E’ interessante osservare quello che sta succedendo in questi tempi. Esistono fenomeni che sono esplosi circa 10 anni fa e che hanno comportato anche un incredibile tasso di crescita economica e altre fenomeni ancora visti con sospetto e riluttanza ma che nei prossimi anni diventeranno cose normali.

La tecnologia sta correndo a ritmi velocissimi a tal punto che persino il tempo non è più quello di una volta. Ho sempre detto che viviamo ormai in un tempo esponenziale a tal punto che persino dire “vivo in un tempo” non è corretto. Si dovrebbe dire che si vive in diversi tempi, tutti ugualmente reali e non necessariamente collegati tra loro. La ricerca sulle nanotecnologie sta facendo passi da gigante e siamo solo all’inizio. Le applicazioni del “neoprene” sono sorprendenti e ci sorprenderanno ancora molto in futuro. Le ricerche su sistemi di produzione energetica sono all’inizio e avanzano ancora a fatica a causa dei muri eretti dalle megarealtà sovranazionali che vivono grazie ai combustibili fossili ma la strada è sicuramente tracciata.

Anche nella medicina, ormai ha più peso il bioingegnere che non il ricercatore medico e le applicazioni della bioingegneria ad esempio nella chirurgia e nella microchirurgia sulle malattie cardiovascolari e tumorali sono incredibili. Non parliamo poi della biogenetica e/o dell’ingegneria genetica e degli studi incredibili sul genoma umano. Proprio qui si aprono discussioni serie sulla bioetica e sul valore della scienza rispetto a quello dell’uomo.

Ma le tecnologie più soprendenti oggi, quelle che stanno cambiano usi e costumi di noi tutti perchè fanno leva sulle nostre pulsioni umane, sono quelle legate alla comunicazione e all’interazione uomo-macchina.

Qualche giorno fa ho pubblicato un articolo su una infografica che mostra in modo riassuntivo ma estremamente efficace in che modo si sta sviluppando il “mondo online”. E’ sorprendente a tal punto da lasciarci a bocca aperta, constatare che ci è quasi umanamente impossibile comprendere l’immensità e la velocità di espansione di tutto ciò che è legato al web. Non ne comprendiamo ancora bene gli effetti ma in una qualche misura cominciamo a fare i conti con esso. Fino a forse neanche un anno fa, in TV non era normale citare Twitter o Facebook se non come fenomeni sconosciuti mentre oggi fanno parte del vivere quotidiano: questo ha pubblicato una frase su twitter, quell’altro ha detto questo su Facebook, su twitter si dice, su Linkedin si commenta e via di questo passo. E’ divertente, per me che lo vivo in pieno, constatare che se da una parte Twitter e Facebook cominciano ad entrare nel vivere comune delle persone, dall’altra nascono e crescono altri fenomeni “social” che dimostrano come tutto questo sia una corsa affannosa e incredibile verso qualcosa che tutto sommato sembra tornare alle origini: l’uomo.

Più una tecnologia è umanizzata, più questa interagisce in modo normale e naturale con la natura stessa di noi, più questa è efficace e diventa persino commercialmente appetibile. Proviamo a pensare all’interfaccia tra uomo-computer: in principio era la tastiera, poi arrivò anche il video, a questo si aggiunse il mouse e ora? Si torna alle mani! La visione di Steve Jobs è palese ormai a tutti. Si deve alla genialità di uno studente universitario americano l’invenzione dell’interfaccia che collega senza fili il cervello al computer affichè si possa scrivere senza l’uso di altri sistemi meccanici. Anche la robotica grazie agli studi e alle ricerche giapponesi ha fatto passi da gigante e l’interazione uomo-macchina comincia a prendere le sembianze di ciò che Isaac Asimov aveva predetto. Siamo invero ancora lontani dai racconti di Asimov ma a questa velocità e davvero difficile poter dire che forse domani e dico proprio domani, non sarà uguale a ieri.

Vedo il cambiamento anche dal lato software. Nel web design, la necessità di avere applicazioni, siti web, portali o quant’altro, che rispecchino necessità totalmente umane di accessibilità, user experience e usabilità, ci porta a strutture e layout incredibilmente diversi rispetto a solo 5 anni fa. Sul web, il concetto del “don’t let me think” è ormai assodato anche se io lo modificherei in “don’t waste my time but let me think” cioè “non farmi perdere tempo ma lasciamo pensare”.

La sosprendente galoppata verso il futuro però arriva anche dai social networks, vere e proprie star del momento. L’uomo per sua natura è un animale sociale e in quanto tale ha necessità di intrattenere relazioni con il prossimo per scambiarsi informazioni e fare conversazione che a sua volta presuppone la cooperazione tra i partecipanti e la condivisione della conoscenza: in poche parole quella che Maurice Halbwachs chiamava “la memoria collettiva”. Stiamo portando la memoria collettiva dai libri, al web ad una velocità così sorprendente da lasciarci letteralmente stupefatti. L’effetto di tutto ciò è il riposizionamento dell’individuo e la ridefinizione del suo ruolo sociale nella società. Un ruolo non più numerico, appartenente cioè ad una massa più o meno eterogenea di persone ma un ruolo da protagonista prima di tutto verso sé stesso e poi in relazione con gli altri. Una delle cause dalla crisi della democrazia rappresentativa la si può cercare proprio nel nuovo modo di considerarci individui nella società in cui viviamo e ci responsabilizziamo. Termini come open-government, open-data, open-democracy, empowerment e social-development per noi oggi sono ancora misteriosi ma domani e ripeto ancora una volta domani, non fra 10 anni, saranno sulla bocca di tutti.

Rossella O’Hara in “Via col vento” diceva: “domani è un altro giorno”.

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4 Responses to Technology is going back to people

  1. Ho letto questo articolo ed improvvisamente mi sono ricordato che, circa 35 anni fa, la prima cosa che facevo non appena arrivato in ufficio, era di infilare l’estremità di un rotolino di carta gialla perforata (4 bit) nel lettore di un orrendo ordigno elettromeccanico Olivetti TLC 380. Era un “muletto” telex utilizzato però come una sorta di calcolatrice evoluta per la gestione dei movimenti su c/c bancario. I miei colleghi si ostinavano a definirlo terminale. Lo era, ma in senso assai lato. Quel mio primo gesto serviva a caricare il programma di immissione dei movimenti. Per rendicontare, a fine giornata, avevo un altra banda (o zona) perforata. Ne avevo una collezione intera di queste bande, per ogni scopo. Il frutto del mio lavoro quotidiano, un’altra banda perforata, veniva chiuso in uno scatolino di cartone che veniva poi inviato (con corriere e dall’altra parte della penisola) al centro elettronico, che operava ancora con le schede perforate e qualche unità nastro. Ai tempi mi sentivo, ed ero, un sacerdote minore della modernità. Non sono poi passati moltissimi anni, ma ho improvvisamente realizzato, con le mie viscere e non solo razionalmente, che ciò avveniva il secolo scorso, il millennio scorso anzi. L’evoluzione che ha interessato la gestione dell’informazione e della comunicazione è vorticosamente esponenziale e trascende ampiamente la dimensione tecnologica o del mero sapere umano. Lo sforzo cognitivo e di controllo a cui siamo sottoposti richiede un adattamento psicologico, sociologico e metodologico. Siamo in presenza di un adattamento evolutivo, con tutta la drammaticità che questo comporta. Anche con tutto il fascino e la fatica che si accompagnano alle svolte della storia. Vorrei poter vivere per sempre solo per vedere come andrà a finire!

  2. ilaria scrive:

    Ciao, pensavo esattamente questo quando l’altro giorno, mentre ordinavo un libro dal sito della casa editrice IBS, al solito libro cartaceo ho sostituito un e-book, come se fosse ormai l’ora di aggiornarmi. Il bello è che non mi sento assolutamente in colpa provare ad abbandonare il romanticissimo libro di carta che tanto adoro …. devo ancora averlo e non so ancora se avrò lo stesso piacere nella lettura, per ora mi piace molto l’idea.

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