Da tanto tempo ormai batto su questo chiodo, anche con una certa violenza verbale, ma non posso esimermi dal dare libero sfogo ai miei pensieri. “Sono James T. Kirk, comandante della nave USS Enterpreise e vi parlo dal futuro! Mi sentite?”
Non ridete per l’approccio, vi assicuro che spesso, quando mi trovo davanti ad un cliente, ho l’impressione di essere visto come un marziano, un omino verde che blatera cosa incomprensibili in una lingua ancora più incomprensibile. Nel frattempo, mentre scrivo, mi arriva una mail che mi segnala che “Pomodoro Mutti” mi sta seguendo su Twitter . Che culo!
Riesco persino ad immaginarmi cosa può aver pensato Galileo Galilei, quando davanti al Papa ha dovuto ritrattare ufficialmente le sue tesi e le sue osservazioni: “Miiii! Ma chi me l’ha mandato questo????”. La frase “Eppur si muove” mi conforta. Ecco, noi siamo tutti dei piccoli Galilei che davanti al cliente, sentendo profumo di 4 spiccioli, mandiamo in cantina tutte le nostre conoscenze per seguire le direttive che ci vengono date. Dicono che il cliente abbia sempre ragione. Sarà…
Succede così che la web agency di turno inserisce un altro “bollino” nel proprio portfolio come fosse un trofeo da esporre in bacheca. Vedo poi che anche il termine portfolio non viene nemmeno usato correttamente, perché in realtà si tratta dell’elenco dei clienti per i quali si ha lavorato o si lavora. Quello che comunemente viene inteso come portfolio è la “case history”. Ma tralasciamo questo dettaglio. Sembra la corsa a chi fa più siti web fatti male. Meglio tanti brutti che pochi ben fatti … Così si soddisfano le esigenze di mercato. Ho sentito persino un collega dire: “Abbiamo raggiunto la massa critica”. Mi chiedo allora perchè non torniamo al periodo in cui si dormiva e mangiava a cavallo!?
Dopo aver pubblicato il mio articolo “Il sito web non è un oggetto” ho ricevuto molti commenti, anche sui vari social networks. Molti interessanti, ma tanti altri che dimostrano che una volontà di vedere le cose al di là del proprio naso proprio non c’è. Non c’è la volontà di interpretare e di puntare al futuro. La curiosità per il domani è appunto roba da amanti dei telefilm di fantascienza. Povero Verne …
Leggevo il Sole24Ore stamattina, realitvamente alla necessità di dare impulso all’economia attraverso la produttività e la competitività. Che meraviglia! Draghi prende a modello la Germania dicendo che dobbiamo seguire il modello tedesco. Leggo, rileggo e rimango basito. Ma Draghi ha mai provato a presentarsi alla ditta “Ciappinari & Co” per parlare di web, di comunicazione, di marketing avanzato ????? Se bisogna legare i salari alla produttività che a sua volta deriva dalla maggiore organizzazione ed efficienza del sistema aziendale, ho paura che stiamo di nuovo parlando di aria fritta. Penso a quelle imprese, non poche, che sì e no sanno cosa sia una e-mail, non sanno aggiungere un allegato ad un messaggio e quando lo aggiungono, magari sono 50 foto da 5 mega l’uno e si incazzano perchè la mail non parte.
Poi ti vedi ricevere telefonate come quella ricevuta da me due giorni fa, di un tizio che mi chiede: “Senta, la chiamo perchè volevo informarmi sul perchè le mie mail non partono”. Rispondo:”Forse che non ha pagato il biglietto?”
Davvero non si sa cosa rispondere. Si tende anche a diventare insolenti e non è certo bello. Oppure: “Il vostro sito è davvero molto datato. Andrebbe aggiornato” e ti senti rispondere: “Guardi, non ci ho mai fatto caso. Mio figlio ora studia all’università e non ha tempo. Mi faccia un fax e mi scriva cosa non va che glielo dico quando lo vedo”. Azienda con 300 dipendenti ….
Il settore si è come appiattito su sè stesso, accartocciato e involuto in modo tale, che è difficile davvero uscirne. Già quando parli ai tuoi colleghi, spesso ti guardano come se tu fossi appena uscito dal manicomio, figuriamoci i clienti che meno ne sanno. Vedo colleghi che girano con in mano “le chiavi per il pagerank”, come se fosse la Mecca del successo. Quelli che spacciano le keywords agli angoli delle strade, quelli che entrano in un’azienda sicuri che al malcapitato cliente, senza nemmeno chiedere il perchè, serva un sito dinamico su piattaforma linux con cms proprietario e il cliente che pensa si tratti del nuovo modello di BMW …
“Ormai i siti li fanno tutti, che ci vuole!” ti senti dire. Già, anche le cazzate le sparano tutti, che ci vuole? E poi, vuoi per forza riuscire a parlare di web con chi ha sì e no un fax e i messaggi li manda via scritti a mano e in dialetto? Oppure parli con titolari di aziende che tra due bestemmie e 4 parole in dialetto ti bofonchiano che loro di internet non ci capiscono niente e che chiamano sempre il tecnico per mettere le foto sul sito? Ti rendi conto che il problema non è nemmeno il web in sé, ma la lingua italiana. Per non essere considerati analfabeti, bisogna conoscere almeno 150 vocaboli della propria lingua, per poter esprimere in modo basilare e semplice i propri pensieri. In Italia la media è 90 vocaboli … Che facciamo? Parliamo come Citah di Tarzan?
Avete mai provato per curiosità, a leggere i commenti che gli utenti lasciano sui siti dei quotidiani sportivi? OK, questi non sono clienti … Però è inquietante …
Allora, alla fine, con l’immaginazione, sali sulla tua astronave e provi a volare via, per dare un senso alle cose, per cercare di capire, per guardare al futuro. Ci provi. Qualcuno capisce e sei felice. Tanto, che tu sia in gamba o un coglione, rimarrai sempre dove sei. Fermo a guardare le stelle.








E’ la cosa più nerd che abbia mai letto. meno male che sei un professionista. Ho letto altri post e si percepisce rancore, tanto rancore.
No Cristina, figurati, nessun rancore. Non certo per questi motivi.
@Cristina
Nerd??????? Ci vuole solo un nerd per pensare che questo post sia da nerd … E’ un post semiserio secondo me, come spesso succede con Andreas o meglio un esercizio di stile con un po’ di sano sarcasmo. Credo sia abbastanza facilmente intuibile. Io non voglio certo erigermi a difensore dell’autore perchè ci conosciamo da anni e non sono sempre d’accordo con lui, ma definire questo post “nerd” è proprio un po’ da “nerd”. Tu invece cosa scrivi? posso vedere? Hai un blog?
Prendo da Wikipedia:
“Nerd è un termine della lingua inglese con cui viene chiamato chi ha una certa predisposizione per la ricerca intellettuale (magari associata a un quoziente intellettivo superiore alla media), ed è al contempo tendenzialmente solitario e con una più o meno ridotta predisposizione per la socializzazione. Stando a ciò, il termine italiano più vicino al significato della parola ‘nerd’ potrebbe essere sfigato o secchione. Lo stereotipo vede queste persone affascinate dalla conoscenza, specialmente quella riguardante la scienza e la matematica; i “nerd” sono inoltre considerati poco interessati alle attività sportive e sociali. Anche l’aspetto esteriore è rappresentato da un cliché ben definito: indossano vestiti niente affatto alla moda, spesso tipici di persone più in là con gli anni (come gilet o mocassini), e portano gli occhiali. A partire dagli anni novanta molte persone che si consideravano “nerd” iniziarono a sostenere che tale appellativo avesse una valenza positiva, ed iniziarono ad usarlo per connotare le persone che hanno competenze tecniche di un certo livello, tralasciando ogni implicazione riguardo alla socialità e socievolezza.”
Ora rido. Non è che Cristina, nel suo commento, abbia invece centrato la questione?
Ho gli occhiali, non sono certo uno sportivo… Secchione? In realtà mai stato. Sfigato? Beh, vivaddio no. Intellettuale? Gesù, men che meno.
Però, “il taglio” del post è davvero volutamente nerd. Ma proprio voluto.
ciao Andreas il problema di fondo è che l’evoluzione del web è andato avanti per conto suo, senza coloro che poi sono e saranno i veri padroni del web …gli utilizzatori!Senza un’adeguata cultura di base da parte di quest’ultimi sarà difficile far capire loro tutto il lavoro e la professionalità che c’è dietro lo sviluppo di un sito. Tutta questa ignoranza viene alimentata da tanti facinorosi (per usare un termine soft, e tuoi concorrenti!) per trarre benefici, naturalmente di natura economica.
Ciao Emma. Leggo sempre con gusto i tuoi commenti. Come in tutte le cose penso che sarà necessario raggiungere uno stato di equilibrio. La rivoluzione internet è ancora molto “”fresca”. Intanto però, inserire un poi di codice etico, non può che far bene.
Tra l’altro la scimmia di tarzan si chiama Cheeta, che fa ridere se consideri che in inglese Cheetah significa ghepardo. D’altro canto io avevo chiamato il mio gatto Puma da piccolo. Almeno ero rimasto nello stessa famiglia…
Giusto per riaffermare che qua dentro il nerd sono io.
Ma non sei grasso però. Però porti gli occhiali. Ma non sei secchione … nemmeno sfigato …. …uhm! Sicuro che tu sia nerd?
Beh, Andreas, come provocazione, niente male!. Ho conosciuto diversi uomini e donne nella mai vita e credo di non sbagliarmi nel vedere in ciò che qui scrivi non il “comandante di passaggio”, ma il “cittadino informatico medio”. Direi che è una buona “mediazione culturale” la tua. Bravo!. Non posso infatti non pensare ad un Andreas incapace di vedere nella realtà d’oggi il buco lasciato dalla scuola rispetto alla repentina evoluzione tecnologica che ha stravolto i canoni dell’informazione, non solo l’hardware.
Diamo voce ai bambini, diamo strumenti di crescita ai bambini, forniamo loro gli utensili di una apertura verso il mondo e le cose affinché i padri e le madri si rendano conto che esiste “un’altro mondo” da raggiungere con l’ultimo treno. Quello del dialogo e dell’uso dell’intelligenza, della ricerca per un bene condiviso non solo per “brevettarlo” d’ufficio, quello dell’avvertire il pericolo di una lapidazione in un mondo dove basta un raggio o un segnale radio per disintegrare ogni sapienza.
E’ già positivo sentire che il padre attende il figlio per mettere mano al sito web. Non è questa una disperata richiesta di aiuto? O è solo l’indice di un ritardo culturale e conoscitivo? Forse entrambe le cose. E’ qui dove i nostri maghi e comandanti spaziali hanno un ruolo unico: trovare il modo di condividere la conoscenza per promuovere il nuovo “partendo” dalla sterminata piattaforma di lancio ghiacciata.
Caro Luis, ecco un commento che avrei voluto leggere.
Dire che sono d’accordo con quel che scrivi è pleonastico. E sì, credo che ci sia un buco formativo come credo fortemente che ci sia un inizio di cambiamento dei modelli di riferimento che “normano” il nostro sistema sociale. Siamo legati a vecchi paradigmi che in qualche modo cominciano a stridere rispetto al nuovo che avanza. Lo vedo in tante cose.
Vorrei solo sensibilizzare la gente a “percepire” questo cambiamento, a sentirne l’odore. Non dico a metabolizzarlo, perché ci vorranno generazioni, ma cominciare a toccarlo e a farsi delle domande.
Grazie per il tuo commento.
In realtà penso che il futuro sia molto più roseo di quello che lascio intendere in quel che scrivo. Però un calcetto ogni tanto non guasta!
L’articolo tocca una piaga sempre più profonda nel nostro Paese: l’anafabetismo (“Per non essere considerati analfabeti, bisogna conoscere almeno 150 vocaboli della propria lingua, per poter esprimere in modo basilare e semplice i propri pensieri. In Italia la media è 90 vocaboli … Che facciamo?”). Dramma – scusate se uso un termine così “forte” ma, a mio parere, la situazione è tale – che, ai giorni nostri, si declina anche in analfabetismo digitale (“Penso a quelle imprese, non poche, che sì e no sanno cosa sia una e-mail, non sanno aggiungere un allegato ad un messaggio e quando lo aggiungono, magari sono 50 foto da 5 mega l’uno e si incazzano perchè la mail non parte.” “Oppure parli con titolari di aziende che tra due bestemmie e 4 parole in dialetto ti bofonchiano che loro di internet non ci capiscono niente e che chiamano sempre il tecnico per mettere le foto sul sito?”). Dov’è la famiglia? Dov’è la società?
[...] articolo: vi scrivo dal futuro. Leggevo il Sole24Ore stamattina, realitvamente alla necessità di dare impulso all’economia [...]
Ciao
condivisibile… sopratutto triste il fatto che comunque anche non avendo statistiche alla mano, non sbaglio molto a dire che i commenti sui siti dei quotidiani sportivi sono molto di più (in quantità non certo in qualità) di molti siti invece a contenuti più … aulici diciamo.
Purtoppo però la nostra società è questa.
1 miliardo in stipendi (netti?) per i calciatori della serie A: facendo un veloce e approssimativo calcolo fanno circa 2,2 milioni a giocatore.
In pratica (se netti) ci daresti lo stipendio (medio) a 140/150 persone (per ogni calciatore ovviamente)…
… vogliamo parlare degli sponsor che ha un impegato?
Ah beh, se parliamo di calcio, allora aspetta che mi tiro su le maniche e inizio a bestemmiare davvero!
andreas, hai fatto un’errore marchiano, dovuto alla tua nerdaggine settoriale. hai parlato di web.
Riflettici a più ampio spettro:
ho conosciuto gente il cui gestionale aziendale era fatto con excel. che gestiva il lavoro di 500 persone con “applicazioni” “scritte” in access. che pianifica la produzione (non piccola) in Project… e sono già in la’ perche’ sanno cosa significhi “programmazione della produzione”, “gestionale” e “gestione aziendale”.
Parlare di MRP III con molte aziende di produzione significa farsi guardare come se tu fossi un alieno, “distinta base” spesso è la piattaforma di cemento fatta in modo chic.
e OVVIAMENTE in questo mondo i pataccari prosperano come una muffa su una bistecca lasciata a imputridire al sole per mesi.
il problema e’ si’ di cultura, ma e’ basato sul fatto che “organizzazione aziendale” da noi e’ un ossimoro, e l’informatica viene vista alternativamente come una magia e come un “che ci vuole”.
Purtroppo Mr. William Gates III, per gli amici il terzo guglielmo cancelli, ci ha fatto un orrendo regalo “filosofico”: mentre metteva a disposizione di tutti uno strumento fenomenale, cioè l’informatica personale, ci ha convinti che l’informatica sia semplice e pertanto banale o facile.
ora, l’informatica e’ effettivamente spesso semplice, ma non e’ mai banale e molto raramente e’ facile.
e’ semplice in quanto essendo (teoricamente) una SCIENZA che rientra addirittura nel novero di quelle deterministiche, dati certi input avrai sempre gli stessi output.
ma da qui a pensare che chiunque possa, senza nessuno sforzo, diventare un informatico, ce ne vuole.
risultato? un mucchio di salumieri, stanchi di affettare prosciutti, si e’ messo il cappello dell’informatico perche’ sapevano fare un report malfatto con access, non preoccupandosi nemmeno di capire cos’e’ un database, non parliamo poi di database relazionali.
ora, se io voglio fare il salumiere, devo fare un esame (somministrazione cibi e bevande), devo avere una licenza, farmi alcune visite mediche e magari sarà il caso che un’altro salumiere mi abbia insegnato come si affetta il salame.
cio’ non avviene con gli informatici: il salumiere dice di essere un informatico e va sul mercato, “alla via cosi”.
Ovviamente esistono anche salumieri che sono diventati bravissimi informatici. di solito perche’ si sono messi a studiare, anche al di fuori delle scuole. altrettanto vero che esistono scuole che NON formano per niente a fare l’informatico (l’ultima vota che ho guardato il corso di laurea breve in informatica servivano 150 punti per prendere la laurea, di questi al massimo 51 su esami sensati e tecnici).
Ma finche’ affideremo l’informatica a chi non sa cos’e', il MINIMO che possiamo aspettarci e’ una reazione “da allergia” dei clienti.
ma come, tiziocaio che e’ una fantastica persona con cui gioco a croquet tutti i sabedi’ mi ha detto che faceva lui il programma che mi serviva, e mi ha tirato fuori un crozzo pulzantone rozzzo che smanduppa e smapella, poi tira fuori delle robe che a volte qualcuno in officina capiscIe ma che il 90% delle volte il mio capofficina (che e’ un saggio e sa quando qualcuno spara stronzate) ignora bellamente ma che mi dicIe “oh, come e’ figo con tutti i colorini e i graficuzzi” cosi’ io sono contento.
cosa deve capire e questo punto il nostro povero cliente?
che l’informatica e’ un gran puffo, ma nessuno vuol piu’ lavorare con carta e calamaio quindi va bene cosi’ …
Non ho gli strumenti informatici adatti per darti torto!
Dpo il terzo guglielmo cancelli, mi defilo dalla discussione! Mi hai distrutto!
Caro Andreas,
nel tuo articolo hai descritto perfettamente alcuni dei miei clienti ed interlocutori.
Mi sono fatto un sacco di risate.