
Prendo spunto da un post di Francesco Russo sul suo blog per fare alcune considerazioni relative alla filosofia WEB 2.0 di cui tanto si parla ma che secondo me non è stato compreso appieno. Nell’articolo si cita la diffusione della filosofia web 2.0 nelle PMI, ancora decisamente scarsa ma credo che non sia solo un problema di PMI, piuttosto credo sia più un problema culturale e di impostazione mentale. Credo che non ci sia una soluzione drastica e univoca ma che il cambiamento arriverà per gradi e con i ricambi generazionali.
Wikipedia da al web 2.0 questa definizione:
Il Web 2.0 è una locuzione utilizzata per indicare genericamente uno stato di evoluzione di Internet (e in particolare del World Wide Web), rispetto alla condizione precedente. Si tende ad indicare come Web 2.0 l’insieme di tutte quelle applicazioni online che permettono uno spiccato livello di interazione sito-utente (blog, forum, chat, sistemi quali Wikipedia, Youtube, Facebook, Myspace, Twitter, Gmail, WordPress, Tripadvisor ecc.).
La locuzione pone l’accento sulle differenze rispetto al cosiddetto Web 1.0, diffuso fino agli anni ’90, e composto prevalentemente da siti web statici, senza alcuna possibilità di interazione con l’utente eccetto la normale navigazione tra le pagine, l’uso delle email e l’uso dei motori di ricerca.
Per le applicazioni Web 2.0, spesso vengono usate tecnologie di programmazione particolari, come AJAX (Gmail usa largamente questa tecnica per essere semplice e veloce) o Adobe Flex.
Un esempio potrebbe essere il social commerce, l’evoluzione dell’E-Commerce in senso interattivo, che consente una maggiore partecipazione dei clienti, attraverso blog, forum, sistemi di feedback ecc.
Gli scettici replicano che il termine Web 2.0 non ha un vero e proprio significato, in quanto questo dipende esclusivamente da ciò che i propositori decidono che debba significare per cercare di convincere i media e gli investitori che stanno creando qualcosa di nuovo e migliore, invece di continuare a sviluppare le tecnologie esistenti.
E successivamente:
Originariamente il web è stato concepito come modo per visualizzare documenti ipertestuali statici (creati con l’uso del linguaggio HTML); questo approccio può essere definito come Web 1.0.
In seguito, grazie all’integrazione con database e all’utilizzo di sistemi di gestione dei contenuti (CMS), Internet si è evoluta con siti dinamici (come ad esempio i forum o i blog); questo web dinamico è stato da alcuni definito Web 1.5.
Attraverso l’utilizzo di linguaggi di scripting come Javascript, degli elementi dinamici e dei fogli di stile (CSS) per gli aspetti grafici, si possono creare delle vere e proprie “applicazioni web” che si discostano dal vecchio concetto di semplice ipertesto e che puntano a somigliare ad applicazioni tradizionali per computer.
Da un punto di vista strettamente tecnologico, il Web 2.0 è del tutto equivalente al Web 1.0, in quanto l’infrastruttura di rete continua ad essere costituita da TCP/IP e HTTP e l’ipertesto è ancora il concetto base delle relazioni tra i contenuti. La differenza, più che altro, sta nell’approccio con il quale gli utenti si rivolgono al Web, che passa fondamentalmente dalla semplice consultazione (seppure supportata da efficienti strumenti di ricerca, selezione e aggregazione) alla possibilità di contribuire popolando e alimentando il Web con propri contenuti.Possiamo dire che la differenza tra il web 1.0 e il web 2.0 non è soltanto filosofia e di approccio al sistema informatico ma anche di sostanza. Il punto cruciale della differenziazione è nel concetto di accessibilità. Ancora oggi, l’accessibilità, l’approccio semantico e lo studio dell’infrastruttura web di un’applicazione web-oriented o anche di un sito internet sono concetti poco diffusi soprattutto tra le web-agencies (e questo è grave), figuriamoci presso le PMI che non hanno nemmeno la possibilità di strutturarsi internamente con un CED avanzato o una struttura di marketing capace di assimilare determinate conoscenze.
La tecnologia quale asse portante del web 2.0 è ancora quella del web 1.0 (TCP/IP, HTTP e ipertesto (HTML)) e quindi necessita delle stesse regole, magari più raffinate, rispetto alla filosofia web 1.0. Sapere, capire e conoscere l’html è importante. E’ importante da parte degli operatori del settore conoscere le regole di base di quello che NON E’ un linguaggio di programmazione appunto, ma un metalinguaggio che descrive il tipo di contenuto all’interno di una pagina web.
Contenuto, appunto!
L’evoluzione del web dalla versione 1.0 alla versione 2.0 sta nelle modalità di gestione dei contenuti in senso condiviso, da parte del navigatore; ma ha davvero valenza quando questa modalità rispecchia le regole di accessibilità che sono ANCHE proprie del web 1.0. Non si può quindi parlare di rivoluzione ma semplicemente di una evoluzione sistemica o di un normale percorso evolutivo che è spinto dal desiderio delle persone di fare rete, di relazionarsi il più possibile e di poter condividere idee, opinioni, sogni e altro ancora. Il percorso evolutivo del web si è solo adattato o meglio ancora ha dato gli strumenti tecnologici ad una esigenza umana naturale che c’è, esiste, si evolve anch’essa su un percorso che ha risvolti che possiamo immaginare ma che non conosciamo ancora.
Detto ciò, è difficile quindi evangelizzare le PMI portandole verso il web 2.0 se non c’è alla base un percorso conoscitivo molto più complesso che è quello di prendere atto che il marketing del secolo scorso sta esalando l’ultimo respiro. Si confonde spesso il web 2.0 con il nuovo marketing e tutto sommato non è del tutto scorretto anche se decisamente molto limitativo. Le PMI devono avere la forza di capire che per poter esistere nei prossimi anni, è necessario stravolgere anche in modo brusco e pesante l’approccio comunicazionale con il proprio pubblico. Succede perciò che molte aziende chiedono a noi operatori del settore di studiare e realizzare siti internet con una struttura CMS (Content Management System) per la gestione in totale autonomia dei contenuti (che è un vero approccio web 2.0) senza avere la più pallida idea di cosa comunicare e come comunicarlo. Manca il vero e proprio progetto impresa.
Se il web 2.0 è condivisione, gestione dei contenuti, CMS, social network, WIKI, blog, significa che c’è una interazione tra azienda e pubblico che necessariamente deve passare ANCHE attraverso l’uso e la conoscenza di questi sistemi. Ma più ancora occorre la consapevolezza che il mondo sta cambiando in questa direzione e che il singolo individuo diventa sempre più centrale e consapevole delle sue scelte. Se prima il telespettatore aveva il telecomando, oggi il navigatore ha il mouse e può condividere con il restante mondo ciò che gli piace o anche ciò che NON gli piace.
Ecco perchè sostengo che parlare di web 2.0 sia riduttivo. E peggio ancora è riduttivo e sbagliato insistere con il provare a diffondere la filosofia web 2.0 se prima non si pongono le basi sul tema sempre più centrale che è la rete condivisa e il nuovo marketing anche in senso etico. Altrimenti il web 2.0 diventerà un’altra grande bolla speculativa che non porterà nulla di buono. Il ruolo dell’impresa concepita com’è oggi, sarà in futuro sempre meno centrale perchè sta pian piano perdendo la sua funzione principe, il lavoro. Per questo motivo, ma anche per altri, è necessario capire davvero il perchè si sta facendo impresa, qual’è la mission aziendale e qual’è il suo ruolo istituzionale e sociale all’interno di una enorme rete condivisa di singoli individui.
Ma allora, perchè parlare di accessibilità anche per il web 2.0 se l’obiettivo è un altro? Ricordiamoci la frase di Henry Ford: ” Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme un successo.” Il web 2.0 è l’accesso condiviso all’informazione. E sempre citando Henry Ford: “C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti”.
Posso correggere la frase dicendo: “C’è vero progresso solo quando l’informazione è accessibile a tutti”. Questo è web 2.0
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