Etica professionale e deontologia di una web agency
Web agency e l’etica perduta. Pubblicitari professionisti o solo programmatori ?
Chi si rivolge ad un professionista o una web agency per un sito web, spesso non si rende conto "a chi" sta chiedendo "che cosa".
Andreas Voigt | mercoledì, febbraio 24th, 2010 | 8 Comments »
Dando seguito all’articolo di ieri dedicato alla pianificazione di un sito web aziendale, mi è venuta la spinta per scrivere questo articolo. Probabilmente sarò una voce fuori dal coro, nel dare importanza all’etica, nel nostro mestiere, ma credo che lo stato di totale ignoranza nel quale versano moltissime aziende, per tutto ciò che riguarda il mondo web, è dovuto anche e soprattutto agli operatori del settore che lavorano in modo poco trasparente o disonesto.
Secondo il mio modestissimo parere, un po’ di onestà intellettuale da parte di tutti, sarebbe necessaria, altrimenti continueremo a prenderci in giro e chi ne paga le conseguenza alla fine siamo soprattutto noi e i clienti che rimangono con le pive nel sacco.
Purtroppo un albo nazionale specifico non esiste (o per fortuna) ma penso che un po’ di autoregolamentazione, senso etico e codice deontologico condiviso, renderebbe le cose molto più facili.
Ma di cosa sto parlando? Sto parlando del fatto che moltissime imprese si trovano ad avere siti web di scarsissima qualità sia in termini di contenuti che tecnico-realizzativi. Questo a danno dell’immagine e dell’onorabilità delle imprese e a danno della categoria nostra che mostra in questo modo il suo lato peggiore, quando in realtà esistono moltissimi professionisti capaci e professionalmente preparati e corretti.
Ecco quindi che in una situazione così eterogenea e variegata, l’azienda che si rivolge ad un professionista o ad una web agency strutturata, ha come unico metro di giudizio, il prezzo. E’ ovvio. Se lo spessore culturale e professionale dell’offerta è basso, anche la domanda si adegua, “tirando” sul prezzo. Così, vedo proposte commerciali di sedicenti professionisti (che nemmeno distinguono la differenza tra web master e web designer) che hanno dell’assurdo (dai 100 ai 400 Euro per un sito web) e clienti, allettati dalla buona proposta, abboccano con enorme incoscienza, ignari del danno che si stanno procurando.
Credo sia giunto il momento di cominciare a dire le cose come stanno, ad informare i clienti nel modo corretto. Poi se il cliente decide motu proprio di “appoggiarsi” ad uno “smanettone” almeno è conscio della sua scelta ed è stato informato in modo corretto. Altrimenti siamo nell’assurda situazione in cui, per usare un esempio calzante, un paziente per operarsi alla valvola mitralica, invece di andare da un cardiologo professionista, per spendere o per ignoranza, si rivolge ad un idraulico; tanto stiamo sempre parlando di valvole, no? Sicuramente è sciocco il paziente a rivolgersi alla persona sbagliata, ma è anche disonesto l’idraulico nel non dire che lui non è a persona giusta e che per curarsi ha bisogno di un cardiologo.
Quindi, cominciamo col dire che un webmaster non è un web designer e che un programmatore informatico non è in grado di produrre un sito web.
Scrissi tempo addietro un articolo per spiegare cos’è una web agency e da quali figure professionli è composta. Leggi qui: Cos’è una web agency?
Il cliente deve essere cosciente e quindi deve essere informato sul fatto che un sito web è uno strumento di comunicazione e non un giocattolino da avere perché ce l’hanno tutti. E il sito web, quando è a maggior ragione anche aziendale, risponde alle regole del gioco della comunicazione, del marketing e per di più, alle regole del gioco più complesse e specifiche di internet.
Ma se il sito web aziendale è uno strumento di comunicazione, che risponde a schemi e regole della comunicazione, solo colui che conosce queste regole, può soddisfare i requisiti del professionista in grado di soddisfare le richieste dei committenti.
Altrimenti, diciamolo apertamente, se ho problemi alla valvola mitralica, posso tranquillamente rivolgermi ad un idraulico e non ad un medico specializzato in cardiologia. Che problema ci sarebbe? Come minimo, l’idraulico che si spaccia per cardiologo, finisce dietro alle sbarre.
Il mondo internet e più specificatamente quello della comunicazione online è per fortuna un mondo libero e tale, secondo me, deve rimanere. Dovrebbero vincere l’etica e la professionalità prima di tutto e non le regole stabilite a tavolino da qualcuno. E per arrivare a questo, bisogna informare.
Lo “smanettone” onesto, nel momento in cui si vede proporre da un cliente, la realizzazione di un sito internet aziendale, dovrebbe avere l’onestà intellettuale di dire al cliente ciò che lui è, ciò che lui è davvero in grado di fare e ciò che non è in grado di fare. Potrebbe benissimo essere che sia l’azienda stessa ad avere le risorse professionali che mancano allo “smanettone” e in questo caso, il rapporto si basa su principi etici e professionali assolutamente corretti. Ma quante volte è davvero così? Quasi mai. Succede invece che il sedicente professionista, non informa di nulla l’ignaro committente e si propone come esperto allettando il cliente con prezzi da vero e proprio dumping, dimostrando così di essere 2 volte disonesto: nei confronti del cliente e nei confronti dei suoi colleghi. Succede anche che il cliente, chiede lui stesso di eseguire i lavori a prezzi stracciati e pur di guadagnare qualche spicciolo, il disonesto professionista accetta danneggiando comunque il cliente e la categoria.
Come dico, basterebbe solo informare: “Caro cliente, io sono solo un esecutore e quindi non sono in grado di consigliarti sulle scelte e sulle strategie di comunicazione, rischiando così di danneggiare la tua immagine e la tua attività d’impresa con uno strumento di comunicazione completamente sbagliato. Se sei conscio di questo, accetti le condizioni a tuo rischio e pericolo”. Ecco, questo sarebbe già un buon passo in avanti.
Il punto è però che gli “smanettoni” che accettano lavori a costi talmente bassi da essere completamente fuori mercato, non sono il problema più grande. In fin dei conti questi, bene o male nel tempo verranno scremati da chi ha vera esperienza e conosce gli strumenti da usare.
Il problema vero sono coloro che si interfacciano come veri esperti, senza averne alcun titolo e, giocando sull’ignoranza del cliente, sfruttano ogni occasione e ogni mezzo per “spillare” cifre astronomiche senza praticamente dare nulla in cambio.
Nella mia vita professionale ormai ventennale (solo Innovando ha già 10 anni), di queste situazioni ne ho incontrate a bizzeffe. siti web venduti a decine di migliaia di Euro con soluzioni tecniche inutili o sbagliate, con contenuti sbagliati, pianificazione inesistente ecc… Finisce che poi, il mio preventivo, onesto, sincero, spesso più basso, viene visto con sospetto. Per forza!
Ripeto, anche fino alla nausea che:
Il sito web è un luogo dove si comunica e dove valgono le regole dalla comunicazione web. Se vuoi essere presente, devi sapere come comunicare e devi conoscere le regole del gioco.
Noi crediamo nella Rete e nella condivisione della conoscenza
Fare rete, condividere esperienze, progetti, soluzioni e conoscenza, significa entrare in una nuova dimensione, dove la professione di ognuno è la massima espressione di un senso comune di appartenenza e di valori.
Fare rete significa oggi, non solo non essere più soli ma avere il massimo vantaggio competitivo in termini di qualità e di opportunità affinché il cliente finale possa vincere in un mercato globalizzato, sempre più aggressivo.







Giornata storta eh?
Tanto è vero che il web e web 2.0 fa parte della vita di oggi. Però nella misura giusta. C’è da ricordare che abbiamo a che fare con della gente umana e non solo virtuale. Il successo non si definisce solo ed esplicitamente tramite la presenza sull’internet.
La base è ed rimane la strategia che un’azienda, un imprenditore vuole seguire. Finché questo è all’oscuro anche i mezzi per la comunicazione lasciano da desiderare.
D’altra parte cosa serve un sito ad altezza delle possibilità tecniche e poi la gente dietro non mantiene quello che promette tramite il sito?
Dovrebbe essere una sinergia tra marketing – informatica – programmazione. Ed invece di dire “io ti può dare solo il disegno, per la realizzazione devi andare da XXX”, la risposta dovrebbe essere: “da me prendi tutto – dal disegno fino alla realizzazione”. Anche se io posso dare solo una parte, ho il mio network che mi fornisce quello che non sono in grado di fare, perché non fa parte della mia professionalità. Il cliente non si accorge di questo, perché a lui serve il risultato.
Liebe Ulrike,
erst mal guten Tag!
Sono interessanti, le tue riflessioni. Tu hai detto una cosa giusta: serve il risultato. Ma il risultato te lo può garantire che, giorno per giorno è sul pezzo, lavora incessantemente accrescendo le proprie professionalità e conoscenze.
E’ vero che molte volte, l’imprenditore non è in grado di sfruttare appieno le potenzialità del web e di ciò che una buona web agency è in grado di offrirgli. Ma le cose non arrivano dal nulla. Se l’agenzia non parla, non prova a fare cultura …. Notte fonda per tutti! Altro che web 2.0. Noi qui siamo al web -10. E noto con soddisfazione che nella mia cara Germania, non è molto meglio!
Tutto ero, da un lato professionisti poco tali, dall’altro aziende che si scoprono un po’ web designer, un po’ comunicatori, un po’ redattori. A mio avviso il punto centrale è che la COMUNICAZIONE viene spesso vista come attività semplice, improvvisata e alla portata di tutti. Eccezion fatta per coloro che sanno comunicare competenza e si sanno vendere e valorizzare! Se sia giusto o meno, a ognuno l’ardua sentenza
Altra cosa, fondamentale. Spesso le logiche di comunicazione di mercato passano in secondo piano rispetto al gusto personale..poche cose sono più sbagliate di questa..
Concordo in pieno, Paolo. Ma ripeto, è un problema culturale e di gap formativo.
E’ lo schema dei corrotti/corruttori: non ci sono i secondi senza i primi (o viceversa?).
La maggior parte delle aziende chiude la questione “sito web” una volta che viene consegnato. Analytics? ROI? Non pervenuti. Ora, se il cliente per primo non guarda al risultato si crea uno spazio immenso per tutti coloro che – a prescindere – non saprebbero garantirlo. E’ un avvitamento nefasto! E’ l’intero sistema che fa acqua, difficile puntare il dito, meglio far roteare Mjöllnir, il mitico martello di Thor…
Sante parole …..